POESIEWEB.NET                              18/11/2008

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ZONE FRANCHE

 

 

 

   Da cinquantacinquenne le frasi in lettere cubitali sul giornale lo avevano allarmato accendendo aree nervose dell’amigdala, dell’ippocampo e contattando le corticali pre frontali ed altre d’indeterminata funzionalità.

   Il quotidiano riportava in prima pagina la cronaca del giorno prima:

 

LA RIVOLTA DI MILANO E LE REAZIONI IN CINA. SERVE EQUILIBRIO.

SPERIAMO IN UNO SPIRITO DI EQUITA E GIUSTIZIA.

LA TREGUA DI CHINATOWN, MA LA PROTESTA CONTINUERA.

SESSO, CLANDESTINI E MERCI CONTRAFFATTE, COSI LA TRIADE GESTISCE TRAFFICI E DENARO ALL’INTERNO DI ZONE FRANCHE.

 

   Ci sono zone franche ovunque. Zone dove la Legge non arriva perché ci sono i capizona - camorristi, mafiosi, ‘ndranghetisti e similari. Poi ci sono le zone franche cinesi, islamiche, dell’est europeo con regolamenti autoctoni.

   In pochi rispettano la legge dello Stato oppure ne sono costretti perché facilmente soggetti ai controlli dell’ufficio delle tasse, del datore di lavoro e in casa dalla moglie. A pensarci bene anche in casa ci sono aree franche con esclusivo accesso in pantofole e mai con scarpe. C’è poi il guardaroba e i comodini riservati all’oggettistica della coniuge oltre alla scarpiera tant’è che ne ha comprato una per le proprie scarpe. E poi col telefonino della coniuge come la mettiamo? Oppure con la borsetta, i conti della spesa e la cucina? Gli utensili in cucina chi li ordina e censisce? Campi riservati dove solo lei ci mette liberamente il naso. E i lunghi enigmatici mutismi che la prendono all’improvviso senza un reale perché? Non sono questi silenzi coniugali zone di pensiero franco?

 

   Estrapolando, ci sono le categorie iper protette con spiccata autonomia gestionale come quelle dei prof. universitari, dei notai e dei bancari.    

   Si sentiva libero solo in bicicletta. Con la bici faceva campagnole percorrenze assaporando l’aria primaverile ricca di umori, con la faccia ai venticelli e l’illusione che nessuno lo controllasse. Lasciava la bici in una forra e s’inoltrava per il bosco osservando ampi declivi erbosi, valloni pieni di siepi e tra i rami sconosciuti uccelli. Anche lì una volta come se una voce spuntata da chissà dove a dirgli:

   “Questo non è il posto cui appartieni.”

 

   Quelli delle zone franche fanno soldi a palate e vivono in un altro mondo con regole inusitate, interdette ai comuni mortali. Quelli delle zone franche fanno affari e contattano i politici. Egli invece è invisibile come una particella sub atomica il cui percorso si evidenzia tramite particolari esperimenti negli acceleratori del CERN. Se trasgredisce, la sua esistenza si rende visibile ai controllori che lo rilevano e lo colpiscono. Deve vivere correttamente. Non esistono alternative. Può illudersi di essere libero solo in bicicletta su una strada di campagna o nel bosco facendo però anche lì attenzione a rispettare i divieti anti inquinamento, le norme della stradale e forestale.

 

  Dove lo Stato è assente come nei Quartieri spagnoli tutto è consentito, anche il delitto vista l’alta incidenza di killer impuniti a Napoli. Nelle zone franche non si lotta per arrivare a fine mese senza debiti. Da comuni cittadini meglio è non ammalarsi: subentrerebbero spese suppletive come i ticket per le visite mediche, le medicine e la degenza ospedaliera. Non giocare al lotto grosse cifre, non fumare, sperare che la moglie non si ammali, non abbia problemi ginecologici o di climaterio visto che l’età avanza, non prendere contravvenzioni e accordarsi senza dover ricorre agli avvocati. L’esistenza in chi non è in zona franca deve passare inosservata come la sua che vive al di sotto della soglia della visibilità e al di sopra appena di quella di povertà. Non disturbare chi manovra grosse somme, ha imponenti rendite finanziarie e vive da nababbo. Quelli stanno in zone franche in tutti i sensi, le uniche con accesso ai mass media dove ci sono sempre le stesse facce, i medesimi soggetti come in una cricca. Le loro immagini diffuse in mille modi e pose: da vestiti, semi vestiti o nudi, con o senza accompagnatrice; con cravatte e scarpe firmate o spigliati in apparente rivolta all’imperante conformismo. Rotocalchi, riviste di gossip, quotidiani, o le tivvù private fanno a gara nel riportare le notizie dei VIP, i nuovi dei. Anche la tivvù statale non scherza nell’evidenziare le stesse facce ad ogni ora. Reality show, reality finction, gli E.R., gli show calcio, la soap opera: zone franche con inamovibili personaggi. Olimpi irraggiungibili dove l’aria è celestina e priva dello smog che alligna in suburra. Di là l’Olimpo, di qua l’Ade.

   Perché in politica non è lo stesso? Ricordò una frase letta chissà dove: la politica italiana così cupa ed ingarbugliata, così tragica ed indecifrabile…anche lì le zone franche.

   Gli ebbe detto un religioso in soccorso ai suoi angosciosi dilemmi:

“Perché il Padre eterno è forse libero? Deve fare solo il Bene. Uno che deve fare solo il Bene lo definisci libero? Uno che deve sempre aborrire il Male che comunque esiste, è libero? Poi è risaputo: nell’aldilà ci sono zone franche, vedi l’Inferno riservato ai maligni e precluso neanche per le visite turistiche a tutti gli altri.”

“Allora è una necessità generale. Neanche dopo…dopo la morte se ne può fare a meno.”

   

   Così è. Da un po’ questa frase girovagò nelle sue circonvoluzioni cerebrali fuoriuscendogli spontanea nei pensieri: così è. Oppure la variante: così deve andare. Più osservava il mondo brulicante e più ripeteva tra sé e sé: così è.

   Anche nel cervello c’erano zone franche: pensieri bui, sogni strani, speranze che la logica cosciente a stento riesce a troncare, tensioni irrazionali, afflati, fantasie erotiche, frasi ermetiche. Oppure se toccava il corno che la moglie solerte gli aveva cucito sotto giacca. O l’amuleto dietro porta di casa. Erano tutte zone franche al di fuori della comune logica. Zone aliene.

 

Andare avanti schivando accidenti interni ed esterni. Evitare zone franche dentro e fuori. Così è.  

 

 

 

F I N E

 

Giuseppe Costantino Budetta

 

(Cronos)

 

 

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