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VIENNA Corri bambino mio, corri Che fuggono i crocevia di lamenti, di ragionamenti E lo dirò io a tuo fratello, domani Lunedi. Ora il treno rallenta e lascia inquadrare Uno scorcio deturpato di rovine identiche Ad altre già viste. Del resto, un uragano non può soffiare in eterno E la mestizia dei passeggeri Lascia ben intendere ciò che hanno passato. Poi, mi fermo a contemplare ansie e svenimenti Di esseri umani vivi ma un po’ ai limiti, Con le prospettive future quasi benvenute Di un emigrante cinquantenne Con lenzuola ed i cuscini troppo piccoli Non sa trovare risposte ai lunghissimi perché … I treni non si scrollano mai dai ricordi Delle macerie e delle povertà attraversate Quasi trasudando i pensieri viaggianti Di ogni capo reclinato sfinito O le ossa dolenti di una notte passata A contare i bagliori di luce dal finestrino. Mia madre mi benedice lontana Mi arriva un dolce sapore di sorriso E quella giovane ragazza orientale Che benedice il pane della sua terra Cui accarezzo lo sguardo, Obliquo e regale, pensando Che potrei davvero ricominciare. Vienna. Max Bill e Sol Lewitt contano i miei giorni Disegnati su fogli recuperati Spazio e forma rimbalzano in motivi matematici Tra VISIONI di Helmut Stadlemann e la Blickler … Appuntamento Werdertorgasse 4, adesso … Istantanea chiamata in scala cromatica Ascendente Milioni di Euro sovrapposti Sto emigrando, volando, viaggiando Non provo alcuna simpatia In posti liberi, siedo Caffè Rumori Stanno arrivando … (Vienna, un emigrante, 3 Marzo 2008)
d.v.
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