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LA BALLATA DI ELIAZAR
Lasciate che io dorma sulle ali del Futuro Che si cancellino le zampate di Tigre Perché desidero chiudere gli occhi ed abbassare Lo scudo e lasciare che tutto sia.
Ho desiderato il vino, ho desiderato l’amore Ma ho continuato ad arricchirmi della solitudine Credevo in me e nella mia missione Perché sentivo d’avere in pugno il faro.
Vorrei aver potuto servirti, o Cristo, e sciabolare gli dei nemici nei templi edonisti poi addentrarmi nell’Anima del Mondo Ma ho visto allo specchio i sogni infranti
Le lettighe arrivare sempre in ritardo E l’Anima del Mondo confondersi Negli echi di feste perpetue e danzanti Dai contorni felini e striscianti
Lungo gli argini delle prigioni e delle piogge Eterne, ho percorso le scale che mi sapevano portare Ma intravisto il sole sono scappato E di questo ti chiedo scusa.
I cancelli del sapere mi sovrastano E desidero dormire perché l’orgoglio taccia; Addio. Che si spengano le forze nello scontro, il male sottile che sempre mi ha roso.
Lasciate allora che io dorma o che io Muoia, guidato dalle ali del Futuro Ed imparare il sogno della vita e aspettare Che tutto avvenga, perché non c’è Medaglia
Per chi fugge o per chi vuole capire, io troverò un giorno la baia di una Terra che più non sia nel Mezzo, tra la luce e il buio, e mi accolga, l’infinito attimo di Gioia.
Segrate, 19 Settembre 1997
d.v.
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