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IL RITORNO DI SHYLOCK

  

Era un mattino di primavera, uno di quei mattini in cui capisci che qualcosa nella natura che ti circonda si sta muovendo, un mattino diverso dagli innumerevoli altri mattini lungo le strade di Avalon… mentre il sole stentava ancora ad alzarsi nel piccolo cielo della  finestra a  doppi  vetri  della camera da letto  qualcuno  bussò … : 

“Signor Cockburn, signor Cockburn !”

 La voce fastidiosa di Alfred precedette la sua faccia, ancor più indisponente del suono articolato, che apparve pochi secondi dopo :

 “Signor Cockburn , la signorina Fisherman la sta attendendo in soggiorno, è venuta di buon ora stamane per parlarLe”

 “Sarò da Lei in pochi minuti, ah Alfred, stamattina solo caffè nero e yogurt bianco per colazione, dì ad Ethel che arrivo subito.”

 La faccia di Alfred ricomparve attraversando la porta e mi alzai, piacevolmente sorpreso della visita inattesa.

Dopo essermi rinfrescato e riappropriato delle mie normali fattezze scesi finalmente le scale ed entrai, con decisione, in salotto, Ethel era seduta sul divano, di fianco alla veranda del giardino, dalla quale penetrava un piacevole profumo di gigli…, sfoggiò subito uno dei suoi sorrisi disarmanti.

 “Ethel ! Che sorpresa trovarti qui così presto, hai già fatto colazione ? Una tazza di caffè ?...”

“Grazie Derek, una tazza di caffè forte, sei splendido… come sempre  .”

 Sedetti vicino a lei e le chiesi il motivo della sua visita.

“Caro Derek, stamani mi sono alzata piuttosto presto ed ho percorso tutta Midway Road giù fino al Pub di Marlow per la solita passeggiata mattutina, che da qualche tempo faccio ogni giorno, quando all’angolo di Cam Square l’ho visto apparire come un fantasma, ma era lui, ne sono certa, …Shylock è tornato !”

 Il viso di Ethel si illuminò, un raggio di sole era entrato nella stanza e le accendeva lo sguardo  che ora mi scrutava attentamente, quasi cercasse di scoprire un ben che minimo cambiamento nella persona che le stava accanto ascoltandola, sprofondata nel divano e sorseggiando un ottimo caffè nero in un ottima tazzina di porcellana cinese in un’ottima giornata del 15 marzo 1994.

“Hai parlato a qualcuno di questo tuo incontro ?”

“E come avrei potuto ! … sono subito corsa qui da te e tu sei il primo qui ad Avalon a sapere…”

“Desidera altro Signor Cockburn ?”   Alfred irruppe in salotto, come era solito fare dopo aver servito la colazione, cominciava ad essere invadente…

 “No, grazie Alfred, puoi andare ora, ti chiamerò io se ho bisogno.” 

Ethel nel frattempo si era alzata e camminava nervosamente, avanti ed indietro, sul tappeto persiano che la Signora Rhys mi aveva regalato...

“La città di Avalon è spesso avvolta dalla nebbia anche in questa stagione, sei sicura che fosse Shylock ? “

“Si, sono sicura, e aveva in mano uno strano oggetto colorato a forma di prisma”

“A forma di prisma hai detto ?”

“Già, poteva essere un diamante allungato... così colorato…”

Le scritte cominciarono ad apparire sul monitor e a scorrere veloci con i nomi dei protagonisti del serial che veniva trasmesso ogni martedì sera, maledizione tutti uguali questi reality , finiscono la puntata sempre sul più bello, lo fanno apposta per tenerti incollato alla trasmissione.

Presi il telecomando conico a forma di prisma e spento il monitor andai in cucina per uno spuntino, la storia mi aveva messo appetito.

La dieta non mi permetteva una gran scelta... crema di melanzane al profumo di menta, bocconcini di trota salmonata, clafoutis di primavera, crema di zucca agli amaretti... prenderò la spuma di sedano con pinzimonio di verdure e dei crostini di pane integrale o la vellutata di asparagi con quenelle di ricotta ?

Niente di tutto ciò, il frigorifero  permetteva solo salmone affumicato, burro e gnocchetti verdi di patate.

Dannazione, perchè ho comprato un frigo così piccolo...solo per questione di estetica !

Devo comunque ammettere che quando hai fame i gnocchetti al salmone sono una vera pacchia, specie se sei a dieta .

La cucina è un luogo accogliente, per i miei gusti deve essere piuttosto raccolta ed avere colori caldi, che ricordano un po' l'estate, perchè è il posto dove ti rilassi e al tempo stesso dai sfogo alle tue voglie, appaghi i tuoi appetiti, hai modo di stare solo con te stesso o condividere coi tanti la tua passione per il nutrimento.  

Ma che passione e passione, la dieta mi aveva dato alla testa, anzi era lo stomaco che comandava, reclamava manicaretti ed abbondanza perchè i tempi erano magri...

...c'era stato in passato un tempo dell'abbondanza, uno di quei periodi in cui credi sia lecito eccedere nel continuo approvigionamento corporeo, tralasciando inconsapevolmente la cura dello spirito, quasi le due cose non andassero d'accordo, fossero indiscutibilmente scisse ed indipendenti una dall'altra.

La dieta, la dieta era il rimedio , era la soluzione al recupero di uno stato di equilibrio atomico ed energetico, per tornare all'origine...  delle cose.

L'origine era difficile da raggiungere, era necessario fare un duro esercizio di memoria per tornare indietro nel tempo e comunque si arrivava fino ad un certo punto e poi ci si fermava.

L'origine poteva essere il concepimento ? O si poteva risalire anche prima ed attraversare le decine di migliaia di esistenze venute prima ? Prima della propria nascita naturalmente.

Chi di noi poteva risalire a tanto ? Chi ne era capace ? Il motto "Cogito ergo sum" stava per lasciare il posto a "Esisto perchè sono parte della "grande rete evolutiva"...

La rete è la "grande coperta", è l'interconnessione tra tutti gli esseri e tutto il "manifestato", è ciò che ci permette di "cogitare" e capire il significato delle cose...

Per questo era importante risalire alle origini, per capire meglio da dove si arriva e dove si è diretti.

Cominciai a pensare a corso monforte, ai ciotoli del selciato del cortile a quadrilatero di casa, al ba bau ed alle sedie in legno bianche e verdi della cucina...qualcosa stava tornando dal passato...  

All'improvviso udii un bisbiglio alquanto singolare : "psss, psss...", mi voltai di scatto pensando di non essere più solo ma non vidi nessuno, poi ancora : "psss, psss, hey...sono qui", ora la voce era più identificabile e sembrava venire dal salotto. Richiusi il frigorifero e con fare titubante, leggermente impaurito, mi diressi con passo felpato verso l'altra stanza.

L'altra stanza era in realtà un balcone, con poco sole, ed era colmo di vasi di piante trasandate, bisognose d'acqua, mi affrettai quindi a prendere un innaffiatoio per dissetarle e dare loro la giusta opportunità di tornare ad essere rigogliose come un tempo.

Ma quale tempo ? Di nuovo un bisbiglio, poi, sempre più chiaro : "...sobo stabo partoribo di giobedù..." Domando scusa, credevo di aver fiinito con quelle piante, ogni tanto succede...  

 

 

 

...continua...         

 

 

     

             

 

 

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