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Il monaco e il soldato scomparso

 

Un monaco che saliva lungo una strada di montagna si sentì stanco e non riusciva più ad andare avanti.

Vedendo che la montagna si ergeva ancora alta davanti a lui, rivolse una preghiera a Dio: “Procurami un cavallo perché possa scalare questa montagna!”, e si sedette ad aspettare.

Comparve ad un certo punto un soldato piccolo piccolo con un’armatura argento, bellissima tutta rilucente, l’elmo ben calato sulla zucca e uno uno zainetto arancione dell’ Invicta sulle spalle;

il monaco non fece caso a questo gnomo comparso improvvisamente dal nulla ed anzi se ne rimase là tutto assorto, seduto su un masso, a pregare Dio perchè gli desse una mano -

caspiterina, l’angina pectoris, era in agguato! -; il povero soldatino a dire il vero ci rimase un pò male, insomma lui era stato inviato in missione speciale da Dio e l’oggetto della missione non lo degnava neanche di uno sguardo.

Ma il tempo stringeva; allora il prode soldatino emise una sonora scoreggia per distogliere il monaco dalle sue preghiere, e a lui si presentò, a gesti, perchè purtroppo era sordomuto.

Il monaco rimase basito, sia perchè non riusciva a comprendere quello che il soldatino cercava di dirgli vedendolo gesticolare come un pazzo, e poi perchè non capiva come sarebbe potuto essergli d’aiuto.

Finalmente dopo una buona mezz’ora di gesti e parole, il soldatino visibilmente prostrato e accaldato, riuscì a far capire al monaco che lui era il famoso cavallo mandato da Dio,ovvero i cavalli erano finiti, ma lui si era prestato a questo servizio perchè se ne stava tornando a casa e guarda caso, il monaco si trovava sulla sua traiettoria;

dunque non doveva far altro che entrare nello zainetto Invicta, allacciarsi le cinture che avrebbe trovato dentro e voilat!

La montagna sarebbe stata scalata!

Non vi dico il monaco, se da una parte aveva fatto completamente sua la massima: non vi è limite alla divina provvidenza, dall’altra però non capiva come sarebbe potuto entrare in uno zaino, a maggior ragione in uno di uno gnomo.

Ma non appena avvicinò il suo faccione rotondo alla bocca dello zainetto, ne venne risucchiato e si trovò, dopo una capriola, seduto su una poltroncina da viaggio con le cinture già allacciate, un sigaro in bocca e un cuba libre con ghiaccio nella mano destra;

purtroppo il viaggio fu molto breve, almeno al monaco sembrò tale, perchè non potè godersi fino alla fine il sigaro e la sua bibita, ma arrivò alla vetta; venne catapultato fuori dallo zainetto arancione, gli fu presentato però, un conticino extra (eccesso di peso);

non fece in tempo a tirar fuori dalla sua saccoccina i 2 sacchetti richiesti, che il soldatino scomparve in nuvola di zolfo....

 

stefania c.

 

Il Monaco e il Soldato Armato

 

     

             

 

 

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