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Il monaco e il soldato con la penna nera sul cappello

 

Un monaco che saliva lungo una strada di montagna si sentì stanco e non riusciva più ad andare avanti.

Vedendo che la montagna si ergeva ancora alta davanti a lui, rivolse una preghiera a Dio: “Procurami un cavallo perché possa scalare questa montagna!”, e si sedette ad aspettare.

Comparve un soldato con la penna nera sul cappello, che conduceva un mulo. Vide il monaco e gli disse: “Sior monaco, vegna che la porto su con la mula!” “No grazie” rispose quello, “sto aspettando che Dio mi porti il cavallo.”

Poco dopo passò un biker sulla sua moto e anche lui offrì un passaggio al monaco che rifiutò.

Passarono un contadino sul trattore, un pompiere sull’autopompa, un bambino sul monopattino e Tomba in seggiovia.

Tutti chiesero al monaco se voleva salire, ma lui rimaneva lì ad aspettare Dio.

Infine, mentre già scendeva la sera, arrivò un punkabbestia con un cane pulcioso. Vide la figura imbacuccata e gridò: “Ehi tipo, io e il mio cane abbiamo sete! Dacci un millino per il Tavernello!”

Il monaco si era tirato il cappuccio fino al mento, e lo squadrò attraverso due fessure praticate per gli occhi.

“Pussa via, pezzente puzzolente” sibilò, “non vedi che aspetto Dio?!?”

“HA!!!” gli disse il barbùn. “E cosa dovreste fare, tu e Dio?”

“Mi deve portare il cavallo”, spiegò il monaco.

“Ah, ti fai servire dall’Onnipotente in persona e ti rifiuti di aiutare le Sue creature?”

“Insomma parassita, te ne vai o chiamo la vigilanza?”

“ADESSO BASTA!!!” sbraitò lo straccione.

Estrasse un cellulare e compose un numero.

“Pronto papà, c’è qui un tipo che… sì, appunto… ma dai!!! D’accordo, ci penso io.”

Riattaccò e, mentre componeva un altro numero, si rivolse all’incappucciato in tono minaccioso.

“Ora ti aggiusto io. Dice mio padre che addirittura vai in giro spacciandoti per lui, e… Pronto, Manganello? Vieni con la bestia, c’è da fare una consegna.”

Un lampo abbagliante, un tuono assordante e in una nube di zolfo apparve dal nulla un diavoletto con la coppola e la maglia del Milan, che teneva per le redini un gigantesco cavallo nero.

Il monaco trasecolò. “Don Vittorio… ma… che significa?!?”

“Non sono più don Vittorio ‘o stalliere” gli rispose la creatura cornuta “ora sono semplicemente il demonio Manganello.

Spiacente, cavaliere, deve venire con me.”

Sul fianco della montagna si era aperta una voragine da cui usciva un bagliore rossastro, e si sentivano pianti e alti lai.

“Insomma, cosa succede?” gridò disperato il monaco.

“Succede che anche tu hai commesso un errore” gli rispose il punkabbestia, strappandogli il cappuccio.

I pochi capelli sul cranio lucido dell’ometto erano disegnati con la penna.

“Non hai mai usato brillantina Linetti!!!! E quelli come te alle mie feste non ce li voglio!”

“Ma tu… tu… CHI SEI???” sbavò il pelato, mentre già il diavolo lo assicurava sulla groppa del cavallone con dello scotch da pacchi.

“Questi non sono affari tuoi. Addio!” gli disse il punk, agitando la mano bucata in segno di saluto. Poi tuonò rivolto verso la cima della montagna: “Arrivo, ragazzi! C’è l’acqua per il vino? Cosa? Niente da manducare? No problem: michette per triglie*!!! Andiamo, Rinty!”

 

FINE *questa indovinala!!!

 

Luka G.

okkio!

 

 

Il Monaco e il Soldato giocatore di dadi

 

     

             

 

 

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