UNA STANZA

UNA STANZA

 

la stanza è una chiesa

per zanzare o un vampyro

passano a raccolta

con ansie velate

e si appiccicano

come ventose

ai nostri istinti

istinti di gloria

senza lasciarci   muovere un altro passo

c’mon torniamo / torniamo nella stanza

per pensare e scrivere  / sul pensiero

e per sentirci investiti

da tanti brividi  /  anfetaminici

an-fe-ta-minici   (3)

 

la stanza è una chiesa

o solo una stanza

attento artista !  il gioco finisce !

 

 

– adesso decidi –

 

 

SURREALISTIC PILLOW

SURREALISTIC PILLOW

 

 

Again

the moon

in the sky

over the city

covering the streets

again

in your eyes

shining

again

 

vedo

una luce brillare

nel cielo :

eleonor scalda gli spaghetti

 

all’orizzonte

aloni di gloria

indelebile

again

nei nostri giochi

le solite cose

 

again

stiamo solo cantando

una canzone d’amore

per il nostro piacere

 

è solo una partita da giocare

poche parole

in questa bella città

insieme

tu ed io

per trovare qualcuno

che giochi con noi

una guerra di sensi

nonsensi

again

 

all’orizzonte

qualcuno dice che è troppo tardi

per giocare una partita

again

to play a game

too late

for our people

 

today

pink faces

again

for our people …

 

@ r.a.c.

SUB – STRATI

SUB – STRATI

 

Batton la terra

sessanta rospi infuriati

cercano il sangue

rossi e assetati

 

“chiedo udienza messere

sono stanco di aspettare

in questa casa di gioie amare

è

sempre

più

difficile …”

 

ispidi rospi

gracili e timidi

dai volti perfidi

d’invidia assassina

 

“mangio la carne che mi compete

dilanio crani

mastico muscoli

gravidi gravidi

 

…assaggia questo …”

 

sono

un altro

ora

chiedo

udienza messere

la nostra tavola

è apparecchiata

e gli ospiti

siedono in cerchio

mangiando a crepapelle

 

la marcia

dell’altro

cala

nel sud della Francia

 

mangiano mangiano

rospi diversi

dai nostri

 

la mia lingua

è più rossa

della vostra

 

fogli su fogli

cambia la sfoglia

questa è una soglia

 

dolore dolore

forte è il dolore

di chi si dibatte nei piatti

sporchi di sugo

come spaghetti nostrani

 

i nostri

ciarlatani

sono più ciarlatani

dei vostri

rospi

 

“roberto …

non sbattere la bocca

quando mangi …”

 

voci

vocifere

noci

conifere

serpi

pestifere

in questo spiazzo

quasi li ammazzo

 

“mi sono perso

ti sei perso ?

questo è uno scherzo

questo è uno scherzo ?”

 

tanta voglia di confessare

il proprio essere da attraversare

spinti per mare  spinti per mare

tra le onde di petrolio grezzo

qualche mozzo sceglie il giusto mezzo

da utilizzare  da utilizzare

eccolo appare  eccolo appare

 

le nostre bare  le nostre bare

da utilizzare

le nostre bare da costruire

senza più dire :  “caro messere

il mio mestiere

è di uccidere

ed insanguinare

il cibo

pronto

eccolo … è da mangiare

 

ora

in tavole asperse

cose diverse

senza parole

e senza fiato

sospesi ai cardini di sbrodolature

invane

cose insane

come puttane

sessanta rane

sdraiate

sbocconcellate

in splendide grigie giornate

chiedono udienza messere

caro messere

 

eccolo  eccolo  appare

 

pieno  di   sugo

 

lo  spaghetto  da  utilizzare

 

“roberto

non sbattere la bocca

quando mangi”

 

ricavo dall’angoscia

brevi sospiri

nella profonda neve croccante di rumori

così solida di carne e sangue

che potrei morire nella stanza accanto

verso una domanda che mi opprime :

 

è questo il modo in cui finisce il mondo ?

 

 

( nulla mutando la visione )

 

 

8/1/1981

 

 

 

 

SPARTACUS

 

SPARTACUS

 

 

vola

Spartacus

libero

 

ridendo

con denti bianchi

che splendono

 

vola

nell’aere

sereno

 

non c’è neve,

quest’anno

lo regalo

ai giorni fortunati

che videro la pioggia

sfiorare la terra

madida di umido

 

e a qualcuno

regalo

il mio braccio

reciso dal vento

recante il dolce vanto

 

vola

libero

Spartacus

 

il vecchio

guerriero

stanco

 

ed infila

un palazzo

cadendo

di schianto

 

nel mese di gennaio

ora

rimane …

 

 

7/1/1981

 

@ r.a.c.

PATAPHISIC

 

PATAPHISIC

 

I am the walrus

I eat you

I am the walrus

I talk you

of pataphysical holes

 

I am a meteor

Switched off

In the universe

I am a meteor

melted by thousand

plastic atmospheres

I film you

your body

your  movie

I film you

I play you

like a pataphysical girl

I introduce my self

I am your pataphisic mind

I introduce my self

in your pataphysical games

in universe’s sound

pataphysic

I’m your oniric dream

leaving the computer earth

pataphysic

in 1985

makes laughs.

 

MUTAZIONI

M U T A Z I O N I

 

qualcosa lentamente cambia

in noi

 

come una dolce melodia

ascolto le tue parole

 

adoro la semplicità

 

la tua voce

 

che emette stille di pianto

 

ed anche io piango

 

in una stanza polverosa

soffrendo di un male antico

 

perché sento in me il vuoto

 

ed uno scarso interesse

in quella persona confusa

 

quale tu sei

 

ora che mi appari

 

priva di emozioni

 

invisibile

 

caduca

 

smorfia all’oblio

 

 

 

… trentasei ore

rotolando nel dolore

pregando perché qualcuno

mi liberi ancora …  J.W.L.

 

 

 

26-01-1981  R.

IN SLOW TIMES

I N

S L O W

T I M E S

 

 

 

with our dreams

the blonde was called freedom

 

the new wine

is red like a red queen

 

who is stirring the water in his bath

 

sleep

in our dreams

 

the light is grey

like the fog

 

and the hermit

crumbles

 

thin

with us

 

gently

in the bath

 

and vanishes

polymath .

 

 

 

02/12/1981

 

r.a.c.

I VENTITRE’ (STORIA PER BENPENSANTI)

 

I VENTITRE’  (STORIA PER BENPENSANTI)

 

cala il sipario

come ogni sera

come di consueto

la gente si ritira

ed una lacrima scende

in dolci canali

scavati sui visi

intrisi di bianco

aspettando di morire

al limite del mento

bevendo piccole sorsate di vento

leggera brezza

invernale

 

oramai è un rito

questo trascinarsi

tra le pieghe untuose

di pelle logora

un poco segnata

dall’usura del tempo

 

e siamo noi

a decifrare il gioco

e siamo noi

a contare i giorni di questo fuoco

 

nascosto

in lardellanti fardelli

trascinati nelle case

in giorni lontani

questi lunghi giorni vani

 

dell’attesa

io

non

h

o

 

o

r

a

m

a

i  più intesa

 

appesi

i

nostri

passeri

ai lunghi fili

persi…………………………………..

 

 

(Benjamin Grilt – 17/12/1980 r/a/c 17/12/1980)